Cripta romanica.
Cronologia:
-Il monastero di Giugnano, con tutta probabilità, esisteva già prima del 1.000, anche se la documentazione non è del tutto chiara.
- Di sicuro risulta che fu donato da Ildebrando (V) (degli Aldobrandeschi) alla chiesa di S. Andrea di Montemassi, nel 1075.
- Nel 1207 fu venduto (dai signori di Lattaia) a Galgano, abate del monastero di S. Galgano.
- Prima del 1304 passò sotto il controllo degli Agostiniani di S. Lucia di Val di Rosia (convento situato tra Montarrenti e Rosia) e dei monaci del convento di S. Antonio di Ardenghesca (presso Casale di Pari).
- Nel 1357, quando la Peste Nera colpì la Maremma, i due conventi abbandonarono il controllo del monastero.
- Nello stesso secolo, le strutture del monastero furono riciclate come materiale da costruzione, per supportare l'attività mineraria e metallurgica esercitata dalla Repubblica di Siena.
Strutture:
Il complesso monastico sorge su un'area
di circa 200 mq; la cripta rimane, purtroppo, l'unica struttura discernibile
fra la folta vegetazione che circonda il luogo.
Nella volta è stato aperto un passaggio e, usando una scala a pioli,
si può scendere nei locali ancora parzialmente interrati (il pavimento
originale non è ancora stato raggiunto dagli scavi).
L'impressione di fresco–umido, l'odore di muffe e il trovarsi ad alcuni
metri sotto terra, rendono questa visita estremamente suggestiva e gratificante.
La cripta è costituita da un solo vano rettangolare, concluso a est
da una grande abside e diviso in tre navatelle da quattro sostegni sui quali
si innesta la copertura voltata. Una colonna porta il capitello "cubico",
due quello "corinzio" (una ha il fregio di una testa taurina)
e l'ultima quello "ionico".
Vicino alla cripta si possono osservare
i ruderi di muri costruiti a grossi blocchi di pietra, finemente squadrati.
Italo Moretti vi ha riconosciuto "tutte le caratteristiche delle chiese
ad aula degli ordini mendicanti".
Probabilmente, questa struttura è ciò che rimane della chiesa
costruita dagli eremiti agostiniani nel XIV secolo quando, forse, l'antica
chiesa monastica non era più utilizzata.
Informazioni tratte da:
Silvia Guideri, Roberto Farinelli, Giulia Marrucchi, Massimo Baldini, Emiliano
Marrucchi Locatelli, "S. Salvatore di Giugnano, un monastero tra storia
e architettura nel territorio di Roccastrada", ed. Vieri, 2001.
(consultabile presso la Biblioteca Comunale di Roccastrada).