- Nelle fonti documentarie
la Pieve è citata, per la prima volta, nel 1075.
- Alla
fine del XVI secolo risulta già in rovina.
- Nel 1815 è
in parte demolita e le pietre sono usate come materiale da
costruzione.
- Nel 1839, acquistata da un privato, fu adibita a
uso agricolo.
- Nel 1873 fu acquistata dalla famiglia Marrucchi e
furono iniziati i lavori di restauro.
STRUTTURE
I numerosi interventi
edilizi hanno modificato solo in piccola parte le strutture
originarie; la Pieve ha tre navate, formate da arcate che poggiano
su colonne monolitiche a sezione circolare, sormontate da capitelli
quadrangolari monoblocco, sommariamente sbozzati.
La facciata si
è conservata integra e le fondamenta delle tre absidi,
recentemente recuperate, scandiscono l'originario profilo a
semicerchio.
Informazioni tratte da:
Silvia Guideri, Roberto Farinelli, Giulia Marrucchi, Massimo Baldini,
Emiliano Marrucchi Locatelli, “S. Salvatore di Giugnano, un monastero tra
storia e architettura nel territorio di Roccastrada”, ed. Vieri, 2001.
(consultabile presso la Biblioteca Comunale di Roccastrada).
Tra storia e leggenda.
La Pieve di Caminino è
posta nelle vicinanze del luogo del martirio di Feriolo, legionario
romano convertito al cristianesimo. Perseguitato dal governo romano,
si rifugiò in Maremma; fu però trovato e ucciso dagli
arcieri di Roma, nei pressi della sorgente di Caminino.
Dalla
sorgente iniziò così a sgorgare acqua rossa
(ferruginosa), "l'acqua di San Feriolo", alla quale sono
attribuite proprietà curative.
L'effige di San Feriolo
figura dipinta sulle ante di un armadio per le reliquie, custodito
nella chiesa di S. Andrea a Montemassi, dove si trovano anche due
busti in legno (di S. Feriolo e S. Genziano) e un reliquario a urna
in ebano e argento, con le ossa del Santo.