Ribolla 2004

Otello Tacconi

Oggi a Ribolla c'è aria di decisa liquidazione.

L'ultima volta che ci siamo andati, nell'agosto del '55, abbiamo incontrato, proprio all'ingresso del villaggio, l'operaio Tacconi Otello; piccolo, massiccio, a torso nudo, spalava la terra sul ciglio della strada.

E' stato assunto dall'amministrazione provinciale come stradino, dopo diversi mesi di disoccupazione.

Un tempo era stato uno dei migliori operai, e dei più combattivi; lo nominarono segretario della Commissione Interna; poi la "Montecatini" lo licenziò, per avere denunciato sulla stampa e in un pubblico comizio i pericoli della miniera e del tipo di coltivazione che vi si stava conducendo.

I fatti, tragicamente, gli dettero ragione, e per qualche mese il suo nome apparve su tutti i giornali, come quello del piccolo, tenace operaio maremmano che aveva sostenuto la verità contro il colosso industriale milanese.

Ma intanto Tacconi aveva perduto il lavoro.

Di recente, proprio in vista del processo per la sciagura di Ribolla, la "Montecatini" lo ha fatto chiamare a Milano, e gli ha promesso concreti "aiuti finanziari" purché dichiari che le sue affermazioni di allora furono determinate dall'ardore del "clima elettorale".

Una dichiarazione di compromesso, come si vede, ed in cambio Tacconi avrebbe avuto la tranquillità e la sicurezza per molto tempo, per sé e per la sua famiglia.

Ma Tacconi non ha firmato e non firmerà mai.

Liberamente tratto dal libro: Bianciardi-Cassola -I minatori della Maremma- edito nel 1956