Ribolla 2004

Nascita di un villaggio minerario

La nascita della miniera di Ribolla non segnò anche la nascita del paese: nei primi anni di attività la manodopera era stagionale (data l'assenza di strutture di accoglienza e la malaria che rendeva inagibili le zone di Maremma soprattutto durante l'estate). I lavoratori erano quindi pendolari e dimoravano nei borghi incastonati nelle colline circostanti la piana di Ribolla. Durante la prima guerra mondiale, la massiccia richiesta di carbone (soprattutto per scopi bellici) ebbe conseguenze anche sulla struttura del paese nel quale nacquero i primi dormitori collettivi e le prime piccole case, tutte lungo le tre vie principali che si andavano abbozzando fra gli impianti della miniera. In breve tempo il paese si ingrandì e fu dotato di strutture di servizio quali la mensa, lo spaccio aziendale, il cinema-teatro, il campo sportivo. Ribolla si stava trasformando da villaggio minerario a paese, mantenendo però quella struttura priva di ogni riferimento architettonico razionale ed estetico e che aveva il solo scopo di essere funzionale alla miniera.

...A Ribolla il tracciato urbano non esiste affatto; case basse e scure, separate da sterrati nudi, in pendenza irregolare, qualche sporadico eucaliptus che sparge intorno un'ombra effimera: se ne piantarono molti un tempo, in Maremma, con la convinzione che servissero a prosciugare il terreno e a combattere le zanzare...

...Di Ribolla si potrebbe fare la storia economica solo guardando al vario ed irregolare sviluppo del suo aspetto esterno...

Tratto da: Bianciardi-Cassola -I minatori della Maremma-1956

...Agli inizi degli anni ‘50, nel  piccolo Villaggio minerario di Ribolla tutto apparteneva alla Società Montecatini.     Erano di sua proprietà le case, le strade, l’acquedotto, la Chiesa, l’Ambulatorio, il Dopolavoro (il locale così chiamato  con il Bar e la sala del Cinema ), la Scuola, la squadra di Calcio e naturalmente la Miniera.    Erano di sua proprietà, nel senso che risultavano al suo esclusivo servizio, anche il Medico di fabbrica, il Maresciallo dei Carabinieri ed il Parroco. Le poche abitazioni del Villaggio, dove abitavano i minatori e le loro famiglie, erano state ricavate usando le vecchie costruzioni ed i capannoni che la società Mineraria non utilizzava più. Costruzioni basse, appiattite: due stanze, camera e cucina, senza gabinetto che, quando c’era, era collocato all’esterno in condominio fra due o più famiglie, spesso numerose. Famiglie  povere, ma dignitose, come sono tutte le persone che vivono onestamente del proprio lavoro: l’umiltà e la fierezza di chi è abituato al sacrificio giornaliero per migliorare la propria esistenza...

...Le abitazioni brutte e scomode venivano, per quanto possibile, abbellite con tendine alle finestre e con vasi di fiori, collocati sopra i davanzali  e nei pressi dell’ingresso. Le donne  gareggiavano fra di loro per avere le fioriture più belle. Ai vasi di fiori si alternavano recipienti con piante di rosmarino, di salvia, di basilico e prezzemolo, dagli odori e dai sapori acri, adatti per la cucina e per tenere lontane le zanzare che, altrimenti, all’ora del tramonto avrebbero invaso le case.  Il Villaggio era sorto in una piccola valle ai piedi di tre castelli medioevali, ( Montemassi, Tatti  e Castel di Pietra) circondato dalle colline metallifere dell’alta Maremma, intorno ai  pozzi di estrazione della miniera di carbone: Camorra,  Raffo, Costantino, Cortese e la discenderia  San  Feriolo, che  custodiva, in una nicchia ricavata nella parete rocciosa, la statua di Santa Barbara, la protettrice dei minatori, che vedeva la luce del sole soltanto un giorno all’anno, il 4 dicembre, in occasione del suo onomastico...

...Fili di ferro tirati da una parete all’altra servivano per appendere e fare asciugare i panni lavati o sudati. Per ogni branda pendeva, dal soffitto, una specie di gabbia per contenere la scorta delle vivande, perché, se conservate diversamente, sarebbero state facile preda dei topi, veri e propri predatori...

... Il fiume era fonte di vita, non solo per la specie animale, ma anche per l’uomo. E lo fu fino a quando la Montecatini  non vi incanalò il “ Gallerione” che portava a valle  l’acqua di spurgo delle gallerie di scolo proveniente dalle Miniere di Pirite. Tempo un mese le acque limpide del fiume si trasformarono in fango e melma rugginosa ed il suo letto divenne di colore rossastro. Morirono pesci e ranocchie, la vegetazione sugli argini seccò come bruciata e gli animali del bosco e dei campi non trovarono più acqua da bere perché era inquinata da sostanze tossiche...

Tratto da un racconto di Erino Pippi pubblicato sul sito: www.ribollastory.net

...era stata messa a disposizione, in una delle case del Reparto, la più vicina alla strada per Giuncarico, una stanza di pochi metri quadrati nella quale per molti anni si esercitò il culto religioso. Un tramezzo in mattoni divideva la cappella vera e propria da un bugigattolo che pomposamente veniva definito sagrestia, ma che per le sue ridottissime dimensioni poteva servire al sacerdote solo per indossare e togliersi i paramenti per le funzioni. La cappella conteneva al massimo una trentina di persone, e perciò la Domenica e nelle grandi feste la gente si assiepava anche su di un piccolo prato spelacchiato che si allungava per una ventina di metri fino al vecchio campo sportivo, e che qualcuno aveva il coraggio di chiamare "sagrato"...

...Agi e comodità, così come nella quasi totalità delle case di Ribolla, non  abbondavano certo in quella povera, bassa e malandata abitazione, che tuttavia aveva due particolarità che la rendevano unica in tutto il paese. Davanti alla porta di casa, a non più di sette, otto metri di distanza, c'era una enorme vasca piena d'acqua, di una diecina di metri di lato e profonda almeno un paio, divisa in due parti uguali da un muro di cemento e recintata da una rete nemmeno troppo alta, che doveva impedire, a chiunque nella stagione calda n'avesse provato la tentazione, di andare a cercarvi refrigerio. Serviva da deposito per le attività della miniera, e da luogo di raccolta per sciami di zanzare. La seconda particolarità consisteva in un'altissima ciminiera in mattoni, con la sua scala di ferro sul fianco, che faceva apparire ancora più basso il tetto dell'edificio, e pareva bucare il cielo tanto era alta. Quella scaletta poi, sulla quale peraltro non ho mai visto arrampicarsi nessuno, dava l'impressione di continuare all'insù anche dopo la fine dei mattoni. Chi, dalla "bottega di Meca", scendeva verso la casa del Fascio, se la ritrovava sulla destra proprio davanti all'officina elettrica...

Tratto da un racconto di Vilmo Radi pubblicato sul sito: www.ribollastory.net