La Paura
Ho sempre paura. Ogni istante della mia vita ho paura. Per me, per i miei figli, per mio marito. Lui e il maggiore scendono ogni giorno in miniera. E' bello il mio primo figlio, è biondo, ha gli occhi azzurri come il cielo. E' bello come un angelo.
Eppure il suo lavoro è dentro un buco sottoterra, all'inferno.
E l'inferno ce l'ho anch'io, ogni giorno, ma è dentro il cuore. E' una sensazione terribile. Soprattutto perché non ti abbandona mai. A volte si scatena da sola, improvvisa. Allora ti attorciglia lo stomaco, ti soffoca. Altre volte un suono o il silenzio, un grido, un segnale come le porte aperte dell'ambulatorio della miniera o la sirena la mutano in terrore.
Allora rimani come paralizzata, il cuore di ghiaccio, la fronte sudata.
Altrimenti, sta lì, tutto il giorno, annidata come una serpe alla bocca dello stomaco, dà un'uggia continua. Ti sfinisce. Finché mio marito e mio figlio continueranno a scendere in miniera.
Nero è il carbone, nera è la terra che ti ricopre, nero è il cuore di chi aspetta fuori un corpo senza vita. Magari il corpo di una angelo, quell'angelo a cui hai asciugato le lacrime, medicato le piccole ferite, accarezzati i capelli, accompagnato a scuola. Quell'angelo che hai portato in grembo.
Ho paura per lui, compagno di tutta una vita. Lo guardo avviarsi a lavoro con il suo pentolino e quel cappello sempre un po' sghembo sui capelli spettinati...
Non ho mai avuto paura di arrivare fino a 200 metri sotto terra: quando sei sotto un metro non ci pensi più, già quello ti basta per schiacciarti... uno o duecento, di metri, è la stessa cosa... la stessa cosa.
Florido Rosati
La sera li vedevo tornare, sempre tutti neri. Ma se avessi dovuto pensare dove andavano, se fossi stata tutte quelle ore a immaginarmi che scendevano a fare quel lavoro, non sarei mai stata tranquilla. Ero solo una bambina e per me era come se fossero andati in ufficio.
Luciana Pecorini