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Ribolla 2004: l'evento

4 maggio 1954

scheda 1954 in Italia

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La Montecatini mi chiamò per fare assistenza alle famiglie che erano in attesa di notizie al cinema, mentre ai pozzi continuavano a scavare. Portavo del brodo caldo, del caffé, del latte.

Era gente ammutolita dall’angoscia dell’attesa, dalla disperazione, parecchi venivano dai paesi vicini, Roccatederighi, Montemassi, Giuncarico, parecchi erano di Ribolla.E’ come se il dolore e la disperazione avesse messo su quei volti una stessa maschera.

Il 4 maggio del 1954, il giorno della disgrazia, ero in miniera. Avevo iniziato da poco il turno della mattina al Pozzo Raffo, quando improvvisamente ho sentito un forte spostamento d’aria. Poi solo silenzio e tanta polvere.

Qualcuno si è divertito a buttare terra nella ventola di areazione, ho detto ai miei compagni. Laggiù quel giorno si era in cinque: io, Simari, Antonio Parrini di Tatti, Gualtiero Nicola e Mario Gianchi di Roccastrada.

Ma questo, che era più vecchio e aveva più esperienza, mi disse:No Nino, questo non è uno scherzo, qui è successo qualcos.

Ero incinta del secondo il 4 maggio del ’54. Ero a casa, quella mattina, due stanze che la Montecatini aveva ricavato dal locale dei tubisti, il bagno fuori in comune con altri. Si sentì uno scoppio, un boato, siamo corsi fuori, c’era anche mio marito che doveva entrare in turno il pomeriggio e si incontrò due minatori.

C’è stato un macello, sotto c’è rimasta una gita intera, gridò uno di loro. Corremmo giù ai pozzi. Ricordo l’odore terribile del carbone che brucia, ricordo la polvere. Li sentivo tutti i giorni, mi c’ero abituata, ma quella volta era diverso.

La tragedia ha segnato questo posto. Io ero alla cernita quel giorno. Come tutti corsi verso il Pozzo Camorra. Come tutti sperai che non fosse successo niente di grave.

Ricordo i corpi che venivano portati fuori dal pozzo.Le immagini di quando dopo alcuni giorni ci mandarono dentro al garage dove erano state portate le vittime.Si poteva pulire il pavimento. Non si poteva liberare la nostra testa e il nostro cuore dal ricordo e dal dispiacere.

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