CORRADO BANCHI (Firenze, 1912 – Massa Marittima, 1999)
E’ il 24 aprile 1999, all’ospedale di Massa Marittima, muore Corrado Banchi, il fotoreporter sotto la cui lente sono passati la storia, la cronaca, il costume e lo sport di oltre 60 anni di vita toscana.
Al funerale partecipano poche persone e la maggioranza di loro sono amici intorno ai quaranta anni, a testimonianza del suo spirito giovane, che non si è mai arreso al passare degli anni.
Corrado Banchi nacque a Firenze il 6 novembre 1912. Artista dell’immagine nelle sue più diverse forme inseguì la sua grande passione sin dagli anni ’30. Comincia a lavorare per la Metro Goldwin Mayer come cartellonista. Dalla sua matita escono le caricature degli attori cinematografici sulla cresta dell’onda in quel periodo, da Greta Garbo a Marlene Dietrich, da Stan Laurel a Oliver Hardy. Disegna perfino la caricatura di Renato Rascel nei panni del “Marmittone”su un foglio di carta bollata da una lira, non avendo altro a disposizione.
Nel 1945 passa alla macchina da presa. Diviene cineoperatore per la leggendaria settimana INCOM. E’ stato lui il primo cineoperatore mobile che ha ripreso da una motocicletta il Giro d’Italia e tante altre corse ciclistiche. Gli anni sono quelli della guerra. Anche lui come tanti altri giovani viene chiamato alle armi. Per lui in questi anni drammatici ci sono anche due incontri dolci che segnano tutta la sua vita, quello avvenuto lungo la ferrovia Castiglioncello-Follonica in cui conosce Lola Chiti, che diventerà sua moglie nel 1944 e gli darà due figli, Paolo e Marcello, e l’altro con la macchina fotografica.
La Maremma diventa la sua casa ed il suo set naturale dove catturare sulla pellicola tanti volti e tante storie. Sono di questi anni le prime fotografie del mondo minerario e le celebri immagini dell’entrata degli americani con carri armati a Massa Marittima nel 1944. Alla fine della seconda guerra mondiale apre lo studio fotografico in via Cappellini nel cuore antico di Massa Marittima. Ma non sarà mai soltanto un fotografo di paese.
La sua passione va nella direzione del foto reportage. Tra gli avvenimenti di attualità che segue c’è il primo sequestro di persona di un dottore svizzero a Monterotondo e la cattura dei banditi Russo e Cucchiara. Nel 1949 a Salsomaggiore fotografa, tra le tante aspiranti miss, l’allora sconosciuta Sofia Scicolone , che poi diventerà celebre con il nome di Sofia Loren. All’improvviso nel 1951, lascia per un po’ la Maremma per fotografare l’alluvione del Polesine. Il 4 maggio del 1954 è a Ribolla per fotografare i drammatici momenti della tragedia mineraria. I suoi scatti, nel loro crudo e drammatico realismo, rimangono ancora oggi la migliore testimonianza di quella storia. Tra le sue grandi passioni senza dubbio c’è stato lo sport. Banchi è stato un vero appassionato di calcio e di ciclismo ed un maestro della fotografia sportiva. Ha fotografato eventi calcistici per La Nazione, Il Tirreno e L’Informatore Sportivo. Il 15 gennaio 1950 nello stadio comunale di Firenze lui e la sua fedele Leica immortalano la famosa rovesciata di Parola. E’ l’immagine che più di ogni altra, in questi ultimi 50 anni, è divenuta la vera e propria icona del calcio a livello planetario, stampata in oltre 350 milioni di esemplari, usata dalla Panini per le sue figurine, ritratta in francobolli, copertine di libri, gigantografie come quella di 8 metri per 60 metri di Caracas, o quelle che si trovano nella sede della Juventus a Torino, a Rio de Janeiro, o ai Campionati Europei di calcio del 2000.
Corrado Banchi non è mai stato, però, particolarmente affezionato a quella foto. Per lui era molto casuale non intimamene voluta come tante altre nella sua lunga carriera.
Nel 1966 nei giorni successivi all’alluvione è a Firenze per aiutare i parenti rimasti senza sostegno alimentare e per fare foto. Negli anni ’70 con il giornalista di Epoca Aldo Santini realizza un servizio fotografico all’interno del carcere di Porto Azzurro.
Ma non c’è solo cronaca e sport nella sua carriera. Negli anni ’60 – ’70 vive i primi ruggenti anni di Punta Ala. In quegli anni fotografa tutto il jet set del tempo, dal Conte Nuvoletti al commendator Sada titolare della Simmenthal, dall’editore filatelico Alberto Bolaffi junior, alla famiglia Carrello, dal giornalista Giovanni Minoli ai fratelli D’Inzeo, da Rusconi a Pesenti. Nel 1978 piange la scomparsa di un suo grande amico, il giornalista Mauro Mancini, che morì in una tragica traversata oceanica in cui aveva accompagnato Ambrogio Fogar.
Ha continuato a lavorare fino all’ultimo aiutato da pochi fidati amici, tra i quali il dott. Claudio Carnesecchi.
Era nemico delle foto in studio, delle foto artificiali. E’ stato uno dei primi ad utilizzare il teleobiettivo in modo che, allontanandosi dal soggetto fotografico, lo stesso non si sentisse più troppo protagonista . Era una persona che non amava stare sola e la sua filosofia di vita, anche nel lavoro, è rappresentata da una frase che campeggiava nel suo studio “tristis eris si solus eris”.
E’ stato pure pittore di acquerelli ed ha tentato di diventare anche regista. La pellicola iniziata alla fine degli anni ’60, ed ispirata alla poesia di Giovanni Pascoli “I due orfani”, non è mai stata ultimata.