Il testo di riferimento al momento della tragedia circa i metodi di coltivazione di una miniera e in generale per il lavoro in sotterraneo era Arte Mineraria di Luigi Gerbella, pubblicato nel 1938, oltre naturalmente al regolamento di polizia mineraria del 1907 e successive leggi. Il problema centrale che caratterizzava il lavoro legato allo sfruttamento di una miniera era quello di individuare il metodo più semplice per ricavare la maggiore quantità di minerale contenendo i costi. Da questa esigenza di fondo nacquero e si perfezionarono numerose tecniche di coltivazione.
Come scrive Luigi Gerbella, sono tre i principi fondamentali sui quali si basano i metodi di coltivazione in sotterraneo:
A Ribolla vi sono stati dei periodi in cui ha prevalso il metodo per ripiena ed altri nei quali ha prevalso quello per franamento del tetto. La coltivazione, comunque si è sempre effettuata tanto a fette orizzontali discendenti quanto a fette inclinate discendenti (inclinazione non superiore a 35°), salvo qualche caso sporadico di gradino rovescio in zone di banco raddrizzato e compatto. Il sistema per franamento è stato applicato sistematicamente dal 1922 al 1936 e parzialmente fino al 1939, epoca in cui un apposito verbale dell'Ufficio Minerario stabilì rigide norme per la coltivazione con ripiena completa.
Con tale verbale si disponeva che ogni piano di coltivazione, di altezza non superiore ai 25 m, dovesse essere delimitato da una galleria di base e da una galleria di testa, entrambe scavate nei terreni di letto: la prima adibita all'entrata dell'aria ed al carreggio della lignite, la seconda al riflusso ed al carreggio della ripiena.
Gerbella scrive in Arte mineraria che specialmente nei giacimenti metalliferi non vi sono regole generali, la scelta di una metodo di coltivazione dipende da una quantità di circostanze, che si influenzano reciprocamente. Suggerisce comunque nei cantieri con forte produzione di gas, tali da richiedere una particolare ventilazione, e se si vogliono evitare avvallamenti alla superficie, il ricorso alla messa in posto della ripiena. Era il caso di Ribolla.
Illustrazione tratta da:
Commissione d'Inchiesta CGIL, Le responsabilità della Montecatini nel disastro minerario di Ribolla.
A partire dal secondo dopoguerra, quando l'interesse della Montecatini per la produzione di lignite cominciò a declinare, la Società mise in atto una strategia di riduzione dei costi. La Direzione della miniera, e precisamente l'ingegnere Lionello Padroni, nel 1951 avanzò la richiesta al Distretto Minerario di Grosseto di sperimentare un nuovo metodo di coltivazione con cantieri a fondo cieco e con franamento del tetto adducendo come motivazione l'eccessivo costo della messa in posto della ripiena e la necessità di una onerosa e continua manutenzione delle vie di testa e di base.
Il capo del Servizio Minerario, Tullio Seguiti, acconsentì e il nuovo metodo venne codificato con verbale in data 12 dicembre 1953 e quindi esteso a tutta la miniera. Esso consisteva nello spoglio del giacimento mediante fette orizzontali prese in ordine discendente, ognuna delle quali veniva a sua volta esaurita per trance trasversali affiancate, staccate in ritirata da un tracciamento aperto al centro di ciascun pannello e comunicante per mezzo di un fornello o di una rimonta con la sottostante galleria di carreggio. L'aeraggio di ogni cantiere, comprendente una o due ali in contemporanea fase di spoglio, era assicurato da un ventilatore premente installato alla base del cantiere stesso. Il ritorno dell'aria viziata nella galleria di carreggio avveniva attraverso l'unica via di accesso al cantiere.
Questo metodo di coltivazione era molto più economico del precedente in conseguenza della soppressione della galleria di testa e della ripiena, ed era quello applicato a Camorra quando avvenne la tragedia: per fette orizzontali prese discendendo con cantieri a fondo cieco e frana.