La mattina del 7 maggio, mentre continuavano le operazione di ricerca, guidate dagli ingegneri Rostan e Carli, per la Montecatini, e Girolami, per il ministero del Lavoro, di tre cadaveri ancora sepolti sotto una frana, si svolsero i funerali, ai quali parteciparono circa cinquantamila persone. Erano presenti oltre a tutti gli amministratori della provincia di Grosseto, ai senatori e deputati maremmani anche Amintore Fanfani, Luigi Longo, il direttore de L'Unità Pietro Ingrao, l'ex-ministro della Casa Reale Falcone Lucifero per Umberto II di Savoia, gli amministratori delegati della Montecatini Carlo Faina e Piero Giustiniani, più tutti i membri delle commissioni interne degli stabilimenti del complesso industriale; grande assente fu però il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, rappresentato dal Prefetto Varino.
Quando i corpi furono tutti posti nelle bare vennero portati nella sala
del cinema, trasformata in camera ardente, e sopra ogni bara fu posto il
tricolore e l'elmetto di materia plastica che i minatori usavano nel lavoro
nel sottosuolo. I funerali iniziarono alle 10:30, uscirono per primi dalla
sala del cinema le due bande musicali seguite dalle trentasette bare, trasportate
a braccia una dopo l'altra e caricate quattro per ogni camion. Le casse
furono collocate in un piazzale e allineate tutte e trentasette dinanzi
al palco dove pronunciò il discorso funebre, per primo, il sindaco
di Roccastrada Leno Rossi, poi parlarono i segretari generali di Cgil, Cisl
e Uil: Giuseppe Di Vittorio, Pastore e Viglianesi.
Prese brevemente la parola anche il ministro del lavoro Ezio Vigorelli,
ma lo stato d'animo era tale che solo Di Vittorio potè parlare liberamente.
Infine le bare ricevettero la benedizione fuori dalla chiesa dal vescovo
di Grosseto Monsignore Galeazzi, e partirono per la sepoltura nei rispettivi
paesi d'origine delle vittime. Mentre nel piccolo paese si svolgeva il funerale
la Montecatini faceva celebrare una funzione religiosa in suffragio dei
caduti nella chiesa di Sant'Angelo a Milano alla quale parteciparono i dirigenti
e tutto il personale degli uffici centrali della Società.
Alle 17:00, quando Ribolla appariva ormai deserta, fu trovato un altro minatore
morto, Marcello Testini, e mentre le trentasette bare erano state sepolte
approssimativamente intorno alle 14:00, due salme ancora giacevano in miniera
e altre due estratte non erano state identificate.
Dopo tre giorni finalmente venne precisato il numero delle vittime: quarantadue, la quarantatreesima fu uno degli intossicati morto due mesi dopo la tragedia.