Ing. Leonello Padroni, di 47 anni, Direttore della miniera di Ribolla.
Ing. Giulio Rostan, di 71 anni, Direttore Generale del Settore Minerario della Società Montecatini.
Ing. Gaetano Carli, di 67 anni, Direttore Tecnico delle Miniere della Maremma presso la stessa Società.
Ing. Tullio Seguiti, di 53 anni, Ingegnere Capo del Distretto Minerario di Grosseto.
Geom. Antonio Marcon, di 57 anni, Caposervizio principale della miniera di Ribolla.
Ing. Roberto Baseggio, di 43 anni, Caposervizio addetto alla sezione Camorra della miniera di Ribolla.
Ing. Enrico Gentilini, di 58 anni, che assunse la direzione della miniera, in sostituzione dell’ing. Padroni, due giorni prima del disastro.
Giuseppe Carmagnini, di 36 anni, che intervenne nelle operazioni di spegnimento di un incendio covato fino all’agosto successivo in un pozzo.
Furono ascoltati cinque periti d’ufficio:
Ing. Agostino Bianconi, comandante del corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto
Ing. Arnaldo Maino
Prof. Lelio Stragiotti, ordinario di arte mineraria al politecnico di Torino
Prof. Vittorio Cirilli, ordinario di chimica applicata al politecnico di Torino
Prof. Alessandro Liuoli, aiuto alla cattedra di arte mineraria dell’Università di Roma.
Altri otto consulenti furono chiamati a discutere le perizie in difesa degli imputati. L’accusa fu sostenuta dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dottor Claudio Bianchi. Vennero citati circa 245 testimoni d’accusa; il fascicolo di base del dibattimento era composto da quattordici volumi, alcuni dei quali di centinaia di pagine.
Capi di imputazione:
Ing. Padroni: “Disastro minerario per avere organizzato la lavorazione in miniera profonda, suscettibile di incendio e di sviluppo di gas infiammabili ed esplodenti, senza osservare le buone regole dell’arte, istituendo un sistema di coltivazione per fondi ciechi senza rispettare gli obblighi imposti e cioè garantire agli operai due distinte vie d’uscita, rendere indipendente la ventilazione dei cantieri da quella delle gallerie, delle discenderie e dei pozzi di entrata e uscita degli operai”. Ciò come addebito generale. In particolare il Direttore fu accusato di “avere omesso di adottare mezzi adeguati per prevenire il pericolo derivante dalle polveri di carbone che intervennero nel processo esplosivo; di aver ordinato l’apertura di una nuova via di riflusso d’aria e la sostituzione dell’impianto di aspirazione del pozzo 9 bis con un altro di minore portata e avere così determinato, nella galleria 31, una riduzione dell’aerazione particolarmente grave, che determinò l’accumulo di gas esplosivi e, infine, di aver trascurato di informare il suo successore, ing. Gentilini, dei lavori in corso per l’attuazione di un nuovo circuito di ventilazione”.
Ingegner Rostan: “Avere approvato l’adozione di sistemi di lavorazione pericolosi e in contrasto con le disposizioni del regolamento di polizia mineraria, relativamente a quanto contestato all’ing. Padroni. Avere omesso di ordinare alla direzione della miniera di Ribolla la sospensione del lavoro di coltivazione nella sezione Camorra Sud in attesa dell’apertura di una galleria di riflusso d’aria, nonostante che questa fosse programmata per il 1953, in quanto sempre da lui medesimo ritenuta necessaria a evitare i gravi pericoli connessi con la natura grisoutosa della miniera e il non eliminato sviluppo di incendi.
Avere omesso di valutare l’attitudine esplosiva delle polveri di carbone, trascurando di fare adottare misure preventive in tal senso, adeguate in tutta la miniera”.
Ingegneri Carli e Seguiti: “Aver dato la loro approvazione a sistemi di lavorazione pericolosi e in contrasto con le leggi minerarie, disposti dall’ing. Padroni, avere omesso di valutare l’attitudine esplosiva delle polveri di carbone e di non aver fatto adottare misure preventive adeguate”. Marcon e Baseggio: “Aver omesso di adottare le necessarie cautele nella esecuzione dei lavori di collegamento delle discenderie 31 e 32 (*), non aver valutato e prevenuto il pericolo della formazione, dell’accumulo e della esplosione di gas di distillazione di carbone in dipendenza dell’incendio manifestatosi all’imbocco della discenderia 31, non provvedendo a segregare l’incendio stesso, omettendo il controllo dell’atmosfera, ordinando irrazionali inversioni e modifiche nel circuito di ventilazione che favorirono il ristagno dell’aria e l’accumularsi del gas e non provvedendo a far sgombrare dalle maestranze i cantieri minacciati”. Gentilini: “Non aver assunto, di fatto, la direzione della miniera, avere omesso, quindi, di prendere cognizione del lavoro in corso e di impartire, per la loro esecuzione, le disposizione che avrebbero potuto scongiurare il pericolo”.
Tutti gli imputati furono chiamati a rispondere anche di quarantatré imputazioni di omicidio colposo e di undici imputazioni per lesioni colpose gravi.
Furono inoltre contestate, ai primi sette imputati, numerose contravvenzioni alle leggi minerarie.
Gentilini e Carmagnini furono chiamati a rispondere di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi per il secondo scoppio, verificatosi il 2 agosto 1954.