Ribolla 2004

4 maggio 1954

La tragedia

Il 1954 fu un anno cruciale per la Maremma, per la sua industria estrattiva e per i suoi abitanti, ma soprattutto per il borgo minerario di Ribolla.

La mattina del 4 maggio 1954 nel piccolo villaggio avvenne la più grave tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra che causò la morte di 43 persone. Una violenta esplosione di grisou si verificò fra le 8:35 e le 8:45 nella sezione "Camorra Sud", la parte più meridionale dell'intero bacino lignitifero, la più profonda, la più ricca e la più recente, il pozzo era stato eretto nel 1948.

L'esplosione percorse le gallerie, a più di 200 metri di profondità, con un'onda d'urto che si propagò per i cunicoli principali della miniera, distruggendo ogni cosa trovasse. Subito dopo la vampata le fiamme piombarono nelle aperture risucchiate verso l'uscita dei pozzi mentre le tubature esplodevano, l'acqua riempiva le cavità, le pareti e le volte delle gallerie crollavano. Lo scoppio del grisou ebbe anche come effetto quello di fare salire la temperatura delle gallerie dai 40 gradi, che normalmente vi si riscontravano, fino ai 100-110 gradi.

Lo scoppio di grisou si verificò, secondo la Relazione della Cgil, la perizia giudiziaria, quella ministeriale e il Distretto Minerario, nella galleria denominata "vecchia 31" alla convergenza con la discenderia che la congiungeva alla galleria 32. Il 3 maggio erano state riaperte le discenderie 31-32, il tappo fu posto un anno prima dopo che nel luglio 1953 una forte esplosione aveva ferito due operai, ma poco dopo apparve del fumo in corrispondenza dell'innesto della discenderia 32 con il livello -265 e pertanto il tappo fu richiuso. Alle ore 5:00 del giorno 4 il tappo fu nuovamente aperto dalla parte della galleria 31 per aggredire l'incendio con getti d'acqua. Verso le 6:45 l'incendio sembrava spento ma dal pozzo di riflusso continuava ad uscire fumo, la Montecatini decise quindi di continuare l'opera di spegnimento affidandone il compito ad una squadra di 4 uomini. Fu proprio l’incendio in atto nella galleria 31 a causare lo scoppio del grisou accumulatosi in gallerie abbandonate.

Quella mattina, per il turno delle ore 7:00, nonostante fosse in atto un incendio, la direzione incurante mandò, oltre la squadra antincendio, anche i minatori a lavorare nel pozzo, per un totale di quarantasette operai di cui solo quattro sopravvissero.

Alla prima seguì una seconda devastante esplosione di polveri di carbone, portate in sospensione nell’aria dallo scoppio iniziale, nella galleria principale di carreggio, esplosione che si diffuse dal livello meno 265 al meno 240.

 

Non era la prima volta che a Ribolla si verificavano tragedie, ma l'esplosione di grisou trovò comunque tutti impreparati. La Montecatini non fu in grado di portare subito i primi soccorsi organizzando le squadre di volontari, e neppure di indicare cosa dovesse essere fatto. Fino alle dieci non fu dato nemmeno l'ordine di abbandonare il lavoro negli altri cantieri.

Gli operai organizzarono immediatamente una squadra di soccorso calandosi nel pozzo Raffo, ma dato che i ventilatori erano fuori uso e non c'erano autorespiratori a sufficienza furono costretti a uscirne subito fuori.

I soccorsi "organizzati" iniziarono solo nel primo pomeriggio quando arrivarono gli autorespiratori dei vigili del fuoco quindi con un notevole ritardo, spostandosi dal pozzo Raffo al Camorra.

I primi cadaveri furono estratti alle 17:00 del pomeriggio, dopo più di otto ore dall'esplosione, i corpi dei minatori erano bruciati, pieni di gas, alcuni irriconoscibili, certi invece si presentavano perfettamente intatti, erano quindi morti per asfissia, per intossicazione.

Le salme estratte furono poste in un’autorimessa, il garage della Montecatini, dove venne effettuato dal medico di Ribolla il riconoscimento alla presenza del Procuratore della Repubblica, dott. Milanese, che sovrintendeva all'identificazione e ai primi accertamenti di carattere giudiziario.

L'opera di recupero dei corpi continuò ininterrottamente per tutta la notte e nei giorni seguenti, settanta uomini facevano parte delle varie squadre che si alternavano ogni quattro ore.

Anche l'assistenza medica, come i soccorsi, fu inizialmente insufficiente e inadeguata, il giorno della tragedia il medico della Montecatini era assente, fu quindi chiamato il dottore Palazzesi che per un'ora fu solo a prestare assistenza ai feriti, poi cominciarono ad arrivare le ambulanze, altri medici ed infermieri.

Il ripristino delle gallerie per l'accesso ai cantieri ed il recupero di tutte le salme richiese ben trentotto giorni di estenuante lavoro. Dopo circa due mesi dallo scoppio un minatore, rimasto ferito il 4 maggio, morì, era la quarantatreesima ed ultima vittima