Ribolla 2004

Passeggiate nella memoria - Il paese teatro

Passeggiata del villaggio (vedi la cartina - jpeg 440 Kb)

Dal cinema alla lampisteria (il magazzino delle lampade da miniera), le fotografie e i testi mettono in mostra la vita quotidiana degli operai e delle loro famiglie. Il percorso comincia all’interno del cinema, al piano terra con un’esposizione fotografica di scene di vita quotidiana, al primo piano con pannelli didattici che spiegano la storia e il funzionamento della miniera e del villaggio e grandi fotografie di paesaggio. All’esterno è possibile incontrare i paesaggi, i volti, le frasi di coloro che hanno vissuto la storia di Ribolla.

Il percorso inizia dal Cinema Teatro, costruito nei primi anni ’40 e utilizzato come cinema, teatro, luogo di ritrovo e infine come camera ardente per i minatori morti nella sciagura.

Sulla sinistra uscendo dal cinema si trova il Cubo nero, nero come il carbone: totem di una miniera che non c’è più e di un dolore rabbioso che non sa morire.
Le sue dimensioni considerevoli (8m x 4m di base e 8 m di altezza), ne fanno una presenza inquietante nel centro di Ribolla: l’opera è collocata a metà di un percorso simbolico che è scandito dalle parole di Bianciardi e Cassola stampate a grandi lettere rosse sull’asfalto (Ribolla è un villaggio sperduto in una breve pianura ondulata..). Il percorso unisce il teatro, luogo della socializzazione e della rappresentazione, ed il monumento ai minatori, luogo della quotidiana memoria cittadina.
In questo contesto, il Cubo Nero diventa un incidente di percorso, un imprevisto, un errore così come lo è stata la tragedia, diventando esso stesso il simbolo temporaneo della memoria e del dolore.
Il Cubo Nero è anche pensato, simbolicamente, come un frammento di miniera che riemerge con violenza dalla terra carico della memorie dolorose; un episodio catartico per offrire a tutti la possibilità di riconciliarsi con un passato non del tutto metabolizzato.
Il Cubo Nero è stato realizzato in profilati di acciaio e muratura, ripercorrendo filologicamente la tecnica di costruzione di certi edifici minerari tuttora visibili al pozzo 10. All’interno, il buio assoluto in cui ci si troverà immersi sarà rischiarato dalle immagini di repertorio dei funerali, montate in sequenza ritmata e ripetitiva, proiettate sulla nuda parete di mattoni (il dolore); contemporaneamente, una proiezione d’immagini filmate di paesaggio delle colline minerarie verranno proiettate sul pubblico (la riconciliazione con un territorio capace di offrire nuove risorse di sviluppo per il futuro).
Il progetto è dell’architetto Daniele Cariani; consulente per le strutture, ingegner Alessandro Vannoni; collaboratori, Giuseppe Argiolas e Giuseppe Aresu.

Uscendo dal Cubo sulla sinistra si incontra il Monumento al minatore d’Italia di Vittorio Basaglia, 1984 e poco più avanti la discenderia Ribolla utilizzata per accedere al Pozzo Ribolla.

Davanti al monumento al minatore vediamo l’edificio delle Centurie è uno dei primi alloggi per operai costruiti a Ribolla. In quest’area si trovavano anche la mensa, la scuola, la macelleria.

Passeggiata del carbone (vedi la cartina - jpeg 440 Kb)

Dalla lampisteria alla cernita (la grande officina adibita alla scelta e al caricamento del carbone), è possibile ripercorrere il cammino dei minatori che scendevano in direzione dei pozzi. Durante il tragitto si possono vedere l’edificio dell’argano del pozzo Ribolla, le officine della Montecatini e infine il più grande rudere di archeologia industriale presente a Ribolla, la cernita, un gigante di cemento armato rimasto a rappresentare e ricordare un mondo scomparso.

La lampisteria
Luogo di manutenzione, controllo e consegna delle lampade per il lavoro nel sottosuolo. Tappa principale per tutti gli operai che iniziavano il loro turno. Di fronte vediamo quella che era l’infermeria.

Dopo l’edificio dell’argano del pozzo Ribolla, sulla destra si trovava la vecchia stazione ferroviaria. La tratta Casteani-Ribolla-Giuncarico fu terminata nel 1892, era a scartamento ordinario e percorreva la valle del Bruna per otto chilometri, fino alla stazione di Giuncarico. Negli anni precedenti la lignite veniva trasportata con cerri trainati da animali, per dodici chilometri, fino alla stazione di Gavorrano (Potassa).

Lungo la via che conduce alla cernita possiamo vedere i numerosi eucaliptus che sono uno degli elementi più tipici del paesaggio di Ribolla.

La cernita era l’impianto di raccolta, scelta e vagliatura del carbone che qui giungeva, attraverso la ferrovia a scartamento ridotto, da tutti i pozzi di estrazione.

La processione di Santa Barbara
La statua di Santa Barbara, custodita per tutto l’anno sul fondo di un pozzo, all’interno di una nicchia scavata nell’argilla, era portata in superficie la mattina del 4 dicembre e condotta in processione fino alla chiesa dove veniva celebrata la S. Messa.

Passeggiata mineraria

Dalla cernita al pozzo Camorra. La passeggiata si svolge in aperta campagna, tra splendidi torrenti e campi coltivati. È il percorso della décauville, il trenino che portava i carrelli del carbone e i minatori fino ai pozzi di coltivazione. Ma è anche il percorso che conduce sulla collina del pozzo 10 (il più grande e moderno che sia stato scavato a Ribolla) e al pozzo Camorra, il luogo meraviglioso e spettrale che ancora porta i segni visibili della tragedia del 4 maggio 1954.

La décauville
Si tratta di un sistema di binari a scartamento ridotto univa tutti i pozzi di estrazione con l’impianto della cernita. Le piccole locomotive o “macchinette” nel gergo minerario, inizialmente a vapore e poi elettriche, trainavano i carrelli ribaltabili che servivano per il trasporto del carbone. I binari non sono più visibili.

Il fosso Raspollino
Sul ponte passavano le “macchinette” che trasportavano il carbone dai pozzi 8 (Raffo), 9 (Camorra) e 10.

Il pozzo Raffo (Pozzo 8)
Ne rimangono alcune tracce dopo il ponte sul Raspollino. Fu completato nel 1939, fino a raggiungere quota –265 sotto il livello del mare.

La cava dell’inerte
Utilizzata fin dal 1939 per prelevare il materiale da usare come riempimento delle gallerie dopo l’estrazione del carbone. Il materiale veniva trasportato usando un sistema di teleferiche, le “paioline” in gergo minerario. Dopo il 1951 il sistema di coltivazione che prevedeva il riempimento delle gallerie di coltivazione esaurite fu sostituito dal più economico sistema di coltivazione per franamento.

Montemassi
Paese fiorente in epoca medioevale, raffigurato nel dipinto di Simone Martini “Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi”, conserva, restaurati recentemente, i ruderi del suo castello, della cinta muraria, della cisterna.

Il pozzo 10
È l’ultimo pozzo scavato agli inizi del 1950 e completato nel 1951. Il pozzo 10 (che raggiungeva una profondità di circa 350 metri) era il più grande e moderno, l’unico dotato di un ascensore capace di portare una doppia fila di carrelli affiancati, sia per la discesa che per la salita. Nell’area circostante il pozzo (di cui si possono osservare le evidenti tracce: il tappo circolare in cemento armato e la base dei piloni del castello) si possono ancora riconoscere la centralina elettrica, la sala dell’argano, i magazzini e la sala dei compressori.

Il pozzo Camorra (pozzo 9)
È il pozzo in cui si verificò l’esplosione di grisou del 4 maggio 1954.
Lo scavo del pozzo 9 (detto Camorra per la vicinanza del podere omonimo) iniziò nel 1943 e nel 1948 fu raggiunta quota –265. È il pozzo più distante dal villaggio, l’ultimo cantiere di coltivazione della miniera di Ribolla. Sono ancora visibili l’edificio dell’argano, il tappo circolare in cemento armato e la base dei piloni del castello.
A fianco del pozzo 9, sul lato sinistro della strada, si trova il pozzo di areazione 9 bis.

VISITE GUIDATE

SABATO ORE 15.00
DOMENICA ORE 10.00 – ORE 15.00

PRENOTAZIONI PRESSO L’UFFICIO STAMPA RIBOLLA2004 – Ex Cinema, Ribolla. Tel. 0564/579078

Ufficio stampa

Ribolla (Roccastrada) tel. xxxxxxxx – e mail ufficiostampa@ribolla2004.it
info@ribolla2004.it

« torna indietro